Tai Ji come arte e stile di vita – Giuseppe Urselli

TAI JI COME ARTE E STILE DI VITA
di Giuseppe Urselli


Prima di recarsi al lavoro i cinesi amano raccogliere le loro energie eseguendo gli esercizi del Qi Gong e le forme del Tai Ji Quan. Alle prime ore del mattino moltissime persone affollano i parchi praticando i loro esercizi in religioso silenzio. Il Tai Ji è un’antica pratica cinese, spesso definita meditazione in movimento, che aiuta a ritrovare calma e rilassamento. Attualmente milioni di persone in Cina e in tutto il mondo conoscono e praticano gli esercizi del Qi Gong (esercizi di respirazione) e del Tai Ji. La pratica, che consiste in una serie di fluidi movimenti eseguiti lentamente e con consapevolezza, fa acquistare grazia, coordinazione ed equilibrio psicofisico favorendo sentimenti di pace e di rigenerazione. Il Tai Ji è alla portata di tutti, anziani e giovani in forma o no. La lentezza e la fluidità dei movimenti energetici donano serenità e pace interiore liberando il corpo e la mente dalle tensioni e dallo stress. La pratica di questa meravigliosa forma di meditazione non è un invito all’evasione ma ad un sereno incontro con la realtà. Chi pratica il Tai Ji dovrebbe essere sveglio come se stesse guidando un’auto. Nella sua vera essenza il Tai Ji è una via e filosofia di vita che può essere sperimentata nella vita d’ogni giorno.
In Italia questa disciplina psicofisica è stata introdotta negli anni settanta dal danzatore Grant Muradoff che la insegnava approfondendone le componenti filosofiche e spirituali; gli altri maestri presentavano il Tai Ji come arte marziale cinese morbida e complementare allo studio del kung fu e del karate. Negli stessi anni settanta presso l’Istituto Esalen in California il mio maestro Chungliang Al Huang in collaborazione con il noto filosofo Alan Watts ed altri illustri studiosi conduceva seminari sul Tao e sull’essenza del Tai Ji integrando e fondendo il meglio della filosofia orientale ed occidentale.
Il Tai Ji veniva presentato con chiarezza sia come pratica di movimento sia come vera e propria filosofia di vita. Grazie all’entusiasmo di una rete mondiale di studenti del Tao nacquero in seguito la Living Tao Foundation e l’Istituto Lang Ting con sedi in Cina, in Europa e negli Usa.
Come sostiene Stefano Di Marino nella presentazione all’edizione italiana del libro del maestro Al Huang (Abbraccia la tigre, ritorna alla montagna. L’essenza del tai ji, ed. Corbaccio), nonostante sia innegabile il legame tra Tai Ji ed arti marziali, è davvero riduttivo studiare il Tai Ji Quan unicamente ai fini della difesa personale. Attualmente in tutto il mondo il Tai Ji viene studiato soprattutto come pratica per il miglioramento della salute e della vitalità.
Come ho giĂ  scritto nel mio libro Tai Ji, Danzare la vita (attualmente edito da Araba Fenice), nel 1990 conobbi ed iniziai ad apprendere il Tai Ji studiando le forme tradizionali ( i 12 movimenti, la forma di Pechino, la forma lunga, la forma antico stile Yang, il Qi Gong, il Tui Shou, ecc.). Sono tuttora contento di aver imparato da molti maestri in Italia le basi della pratica, una sorta di alfabeto del Tai Ji.
Tuttavia rimango convinto e consapevole del fatto che il solo studio delle suddette forme non può condurre una persona ad un’autentica e profonda trasformazione interiore. Ciò che ha trasformato la mia vita non è stato tanto il Tai Ji appreso come coreografia o serie di movimenti, ma piuttosto lo spirito e l’essenza che ne sostengono la pratica e la creano dandole vita.
In modo particolare sento di ringraziare Chungliang Al Huang per tutta l’energia, gioia e presenza mentale che ha soffiato e fatto fiorire in me in tutti questi anni di apprendimento attraverso i numerosi seminari che ho frequentato con lui in Inghilterra ed in Svizzera.
Dal 1992 continuo infatti a seguire i seminari e i corsi di formazione che il maestro Chungliang Al Huang conduce annualmente in Europa rielaborando e condividendo poi in Italia l’essenza del mio apprendimento. Lo studio con Chungliang è centrato sull’apprendimento e condivisione della meditazione Tai Ji e del Tao nei profondi aspetti filosofici e nell’applicazione pratica nella vita quotidiana. Lavorando sull’essenza del Tai Ji è possibile imparare a muoversi come l’acqua che scorre non solo durante gli esercizi ma anche nella vita di ogni giorno.
Nel mondo del Tai Ji Quan il maestro Al Huang continua ancora oggi a rimanere una figura originale. Chungliang ha il suo proprio unico stile di insegnamento che porta gli studenti ad aprirsi allo stupore di constatare in sé stessi un’accresciuta consapevolezza come risultato dell’essere immersi direttamente nei principi del Tai Ji, invece di trascorrere anni in una palude di istruzioni tecniche.
Nel mio piccolo, come maestro di Tai Ji, da 25 anni ormai continuo a diffondere in molte cittĂ  italiane la pratica del Tai Ji.
Come ha già fatto Al Huang, anch’io ho eliminato dal Tai Ji la parola Chuan (che vuol dire pugno, combattimento e fa riferimento alla coreografia, all’arte marziale) per evitare confusione e per chiarire che l’obiettivo del mio lavoro consiste nel lasciare che i principi e la pratica del Tai Ji entrino a far parte integrante della nostra vita personale.
Se guardiamo i caratteri cinesi delle parole Tai Ji osserviamo che mostrano una persona con le braccia e le gambe aperte centrata nel dan tien (un punto energetico situato due, tre dita sotto e all’interno dell’ombelico), intenta a connettersi con la natura e a muoversi con consapevolezza tra Cielo e Terra. Quindi il Tai Ji è una sorta di meditazione in movimento intesa in senso lato che ci insegna ad accogliere ed abbracciare con serenità le numerose sfide della vita.
Per apprenderne l’essenza occorre apertura mentale, umiltà e semplicità.
Per supportare il mio lavoro di diffusione della pratica del Tai Ji in Italia, Svizzera, Tunisia ed Islanda ho creato in Puglia il centro Vivere il Tao Italia ed ho scritto il libro Tai Ji, Danzare la Vita che è giunto ora alla sua quarta edizione ed include il dvd Vivere il Tai Ji. Sono onorato del fatto che Al Huang mi abbia scritto una lettera di congratulazioni per il mio libro dicendosi inoltre fiero ed orgoglioso del mio lavoro in Italia. In ogni caso ritengo che l’umiltà e non ritenere di possedere la verità rimangano le vere componenti essenziali che dovrebbero contraddistinguerci come autentici studenti del Tao e della Vita.

CHUANG TZU, IRRIVERENTE MAESTRO TAOISTA
a cura di Giuseppe Urselli


Chuang Tzu è un famoso filosofo taoista del quarto secolo a.c. E’ un filosofo saggio, brillante ed irriverente, famoso soprattutto per il suo ironico senso dell’umorismo. Chuang Tzu fu un forte sostenitore del wu wei, che definì l’arte di “ottenere che le cose siano fatte senza far nulla”. Raccontò di essersi svegliato da un sonno in cui aveva sognato di essere una farfalla, aggiungendo che non poteva dire con certezza se era un uomo che aveva appena sognato di essere una farfalla, o una farfalla che stava sognando di essere un uomo. In un altro discorso Chuang Tzu disse ai suoi discepoli: “Esiste una vera gioia? Per me, la perfetta libertà di non fare assolutamente nulla è la vera gioia, ma la gente comune lo considera uno sperpero”.
Chuang Tzu credeva che la contentezza e l’umiltà fossero fondamentali nella vita dell’uomo. Egli credeva che la contentezza fosse uno stato mentale raggiunto con il semplice “essere contenti” e non un processo di conquista materiale. L’umiltà per Chuang Tzu non includeva la nozione occidentale di auto-rinnegamento, ma la semplice ammissione che l’uomo conosce molto poco dei misteri dell’universo.
Chuang Tzu è anche famoso per la sua lirica accettazione della morte. Disse infatti ai suoi allievi: “Come so che, attenendomi a questa vita, non mi attengo solo ad un sogno e differisco il mio ingresso nel mondo reale ?”. Affrontò saggiamente la morte della moglie; un suo discepolo andò a fargli visita dopo la morte della moglie e fu sorpreso nel vederlo ridere battendo delle pentole. Chuang Tzu non era in lacrime, da perfetto saggio taoista non si preoccupava della morte consapevole del fatto che anch’essa è naturale. Chuang Tzu critica duramente chi trasgredisce le leggi della vita in nome della bontà. Sia il ladro che viene ucciso mentre ruba che il martire che spende la sua vita nel nome di una causa gettano via le loro vite. Chi si preoccupa eccessivamente di “essere buono” perde la spontaneità, la creatività e l’esperienza immediata della vita. Spesso l’uomo “buono” sacrificando la propria vita a un’idea astratta e rigida di ciò che è giusto e sbagliato diventa prigioniero dei propri pensieri e in pratica conduce una vita infelice. Per Chuang Tzu è saggio chi vive la concretezza delle situazioni quotidiane. L’essenza del saggio è la naturalezza: ride quando è felice, dorme quando è stanco, beve quando ha sete, mangia quando ha fame… Il saggio non si preoccupa, vive il presente per quello che è sapendo che il Tao, come diceva Lao Tzu, è presente dappertutto: nel cielo, negli alberi, nel cibo, nei fiori e persino nello sterco !
La filosofia di Chuang Tzu è alla base del buddismo zen in cui è condiviso il rifiuto della moralità convenzionale. La via di Chuang Tzu e dello zen sono più che altro contrassegnate dalla gioia e dal sorriso. Gli eroi di Chuang Tzu sono spesso strani personaggi che agiscono istintivamente giungendo ad una comprensione profonda del Tao. Non sono uomini che agiscono motivati dal desiderio del guadagno o dal senso del dovere. Sono persone che rispondono spontaneamente esprimendosi apertamente e con chiarezza.
Ecco un esempio tratto dal Chuang Tzu : “ Una volta che Chuang Tzu pescava nel fiume Pu, il re di Chu mandò due dei suoi dignitari a fargli queste profferte: “ Il nostro principe,” dissero “vorrebbe affidarvi il suo territorio”. Senza rialzare la canna da pesca, senza nemmeno girare la testa, Chuang Tzu disse loro: “ Ho sentito dire che a Chu si trova una tartaruga sacra, morta da tremila anni. Il vostro re ne conserva il guscio in un cesto, avvolto in un panno, in cima al tempio dei suoi antenati. Ditemi, questa tartaruga non avrebbe preferito vivere trascinando la sua coda nel fango? ”. “ Avrebbe preferito vivere trascinando la sua coda nel fango” dissero i due dignitari. “ Andatevene, allora! ” disse Chuang Tzu “ anch’io preferisco trascinare la mia coda nel fango”. Tutti noi dovremmo imparare dalla antica saggezza di Chuang Tzu cercando di applicare nel vivere moderno e nella nostra vita quotidiana l’essenza della filosofia del Tao.

LA PIZZICA
di Giuseppe Urselli


E’ evidente che nella nostra cultura c’è così tanto nella testa che dovremmo rivolgere la nostra attenzione a quei tipi di cultura che hanno dato maggiore spazio all’ espressività corporea come mezzo di comunicazione autentica.
A ben vedere ogni cultura, ogni paese ha la sua tipica ritualitĂ  espressiva, la sua tipica danza che accompagna i momenti, i passaggi e le crisi piĂą significative della vita. Si tratta semplicemente di andare a riscoprire la saggezza di chi ci ha preceduto e poi di chiederci se e cosa possiamo imparare dalla riscoperta delle nostre radici culturali.
E’ davvero possibile far rivivere la saggezza antica nel vivere moderno?
Da molti anni ormai viviamo in un mondo che va di fretta, riempiamo la giornata di impegni e la testa è spesso ricolma di pensieri. Ecco allora che avvertiamo il bisogno di rilassarci e paradossalmente chiediamo ai terapeuti cui ci rivolgiamo di insegnarci nel minor tempo possibile delle tecniche di rilassamento che ci aiutino a ritrovare immediatamente il nostro benessere perduto. Vogliamo e pretendiamo tutto e subito!
E’ evidente che fintanto che non ci accorgiamo di essere immersi in questo ritmo frenetico non potremo mai fermarci per riflettere ed apprendere i semplici e concreti insegnamenti della saggezza antica appartenente ad ogni popolo, tradizione e cultura.
Nel momento in cui recuperiamo il ritmo della lentezza e ci apriamo mentalmente diventiamo pronti ad accogliere il mondo nelle sue infinite diversità e sfaccettature senza perdere il senso di noi stessi e delle nostre radici culturali. Per migliorare i rapporti tra le persone e facilitare gli scambi culturali dovremmo tornare a vivere ogni istante della nostra vita assaporandolo sino in fondo e riscoprendo i piccoli piaceri della vita quotidiana. Nel mio lavoro di artista della danza Tai Ji parole come lentezza, pace, umanità, ascolto, meraviglia, meditazione sono vissute dai gruppi che conduco in modo esperenziale attraverso la pratica del movimento creativo. Attraverso l’ascolto e l’espressione del gesto creativo ognuno riscopre un modo diverso di dialogare e di entrare in contatto con gli altri. Il senso di soddisfazione che ne deriva è enorme e si diventa tutti un po’ più consapevoli.
Alan Watts, filosofo divulgatore in Occidente delle filosofie orientali e collega del mio maestro di Tai Ji Chung Liang Al Huang, ha scritto : ” Io sono un filosofo e da molti anni mi interesso a quanto di positivo esiste nella reciproca influenza tra la civiltà orientale e quella occidentale. Per parecchio tempo ho studiato il pensiero orientale, non per suggerire all’Occidente: “Dovresti convertirti ai concetti dell’Oriente, ma piuttosto per dire: “Non riuscirai a capire le idee di base della tua civiltà, se la tua civiltà è l’unica che conosci.” Personalmente ho sentito di penetrare veramente nelle mie radici quando ho iniziato ad interessarmi al fenomeno del tarantismo. In seguito ho imparato a danzare con entusiasmo la pizzica o danza della taranta. Mentre danzo ed ascolto i canti e le musiche delle pizziche salentine spesso i miei occhi si riempiono di lacrime di gioia. Mi passano davanti agli occhi le immagini delle fatiche quotidiane dei contadini ed allo stesso tempo i ritmi festosi delle pizziche ossessive, accompagnate da danze, battiti delle mani, urla di gioia, saltelli e movimenti incessanti dei piedi. Grazie alla danza della taranta ho imparato ad amare a cuore aperto la mia Terra, la pace degli ulivi ed il calore del sole e della gente del Salento.
Nella cosiddetta “pizzica de core’ si battono i piedi al suolo seguendo il ritmo dei tamburelli e del cuore, dondolando liberamente il capo ed il corpo assecondando il flusso d’energia che parte da dentro. Si tratta di una danza istintiva e ritmica che accade da sé facendo emergere vitalità ed entusiasmo. Per ciò che riguarda invece il fenomeno del tarantismo, la danza della pizzica-tarantata esprime tutta la cultura della sofferenza della donna o uomo salentini che si dicevano morsi dalla taranta. Sono state date molte interpretazioni del fenomeno del tarantismo; si è molto discusso dei vari simbolismi stagionali, cromatici, coreutico-musicali, della riduzione del tarantismo a pura malattia ed isteria, del dialogo fra i tarantati e S. Paolo nella cappella di Galatina, della catartica musicale, dell’energia sessuale repressa che si libera durante la danza scatenata della taranta. E’ evidente che il fenomeno del tarantismo va compreso all’interno del contesto socio-culturale e della società agricolo-pastorale in cui è nato e si è sviluppato.
In questo momento storico di crisi di valori occorre dare maggiore spazio e voce alla riscoperta delle proprie tradizioni vivendone l’essenza dei suoi insegnamenti nei tempi moderni. Mi sembra quanto mai opportuno cogliere l’opportunità di crescita personale e di riscoperta del Sé che ci dà la danza della taranta. Perché non riscoprire e riconoscere la scintilla divina presente in noi stessi e danzare con il mitico ragno di Puglia? Proviamo a chiudere gli occhi e a chiederci sinceramente cosa vuol dire danzare nella vita di ogni giorno l’essenza degli insegnamenti e della saggezza dei nostri progenitori.

DALLA DANZA RILASSANTE DEL TAI JI ALLA DANZA LIBERATORIA DELLA TARANTA

La danza del Tai Ji è stata creata in Cina centinaia di anni fa dai monaci taoisti che nella ricerca di dare un senso alla vita e al suo mistero si rapportarono ed identificarono con i movimenti della natura.
La musica della pizzica-pizzica e la danza della taranta sono invece nate nel Salento, sud Italia dove si è invece avuta un’altra necessità, quella di esprimere in un modo o nell’altro la grande vitalità e la forte carica energetica che caratterizza noi salentini. Nella pratica del Taiji ci si muove molto lentamente e con naturalezza prendendo consapevolezza della propria entità corpo-mente-spirito e della relazione tra sé stessi e lo spazio/ambiente in cui ci si muove. Tai Ji è meditazione in movimento, apertura alla vita. Nella danza della taranta ci si muove con vitalità battendo i piedi al suolo e dondolando il corpo e la mente al ritmo ossessivo ed indiavolato dei tamburi a sonagli. Tai Ji è armonia, consapevolezza, movimento dolce e fluido dal ritmo lento e cadenzato. La danza della taranta è il ritmo del cuore del Salento, movimento carico di vitalità e passionalità, catarsi, liberazione da tensioni, problematiche sociali e relazionali.
Osservando le due danze esclusivamente in termini di movimento energetico, notiamo che nella danza della taranta viene essenzialmente espressa e liberata l’energia sessuale attraverso movimenti sensuali, ammiccamenti e gesti ripetitivi (l’avvicinarsi ed allontanarsi dei partners, il battito delle mani, il movimento della gonna e del fazzoletto) accompagnati dal suono del tamburello,della cupa-cupa, dei cucchiai, del violino. Nel Taiji viene invece prevalentemente espressa l’energia spirituale (shen in cinese) attraverso i movimenti armonici ed eleganti della forma che possono essere effettuati anche in coppia (tui shou, la danza delle mani che si uniscono).
In entrambe le danze fluisce l’energia vitale: nella danza della taranta si scaricano le tensioni e ci si libera dalle preoccupazioni, nel Tai Ji invece si riarmonizza e ricompone l’energia dispersa nella vita d’ogni giorno attraverso l’aggraziata sequenza dei movimenti fluidi e lenti.
Le due danze, pur nelle evidenti e nette diversità coreografiche, rappresentano entrambi le manifestazioni dello spirito di due popoli e civiltà geograficamente molto distanti. Dovremmo imparare sia dalla calma e tranquillità che provengono dagli esercizi lenti e rilassanti del Tai Ji sia dalla vitalità ed entusiasmo che emergono dalla danza della pizzica. Entrambe le danze aiutano a riscoprire le proprie risorse umane e creative, le proprie radici ed identità culturali facendo recuperare il senso di appartenenza alla Terra e , perché no, anche la gioia di vivere. La danza Tai Ji ci aiuta a trovare un vero equilibrio grazie al quale le energie opposte yin/yang si muovono insieme ed in armonia completandosi a vicenda. Apriamoci quindi allo spirito del Tai Ji imparando ad integrare le diverse culture patrimonio comune dell’umanità. Riscopriamo le nostre risorse e radici culturali danzando tutti insieme con gioia ed amore nella Terra di Puglia baciata dal sole ed accarezzata dall’acqua del mare.

CHI CAMMINA LENTAMENTE, ARRIVA PRIMA. LA SAGGEZZA DEL TAI CHI NEL MONDO MODERNO

di Giuseppe Urselli

La gente sembra muoversi di fretta, tutti corrono, si precipitano per cercare di raggiungere le proprie mete, per arrivare dove ? Probabilmente in un posto da cui ripartire e scappare via di nuovo ! Certo, di tanto in tanto, è necessario aumentare il ritmo, ma quando è troppo è troppo !
Per fortuna esistono altri modi di vedere e vivere la vita.
Un ottimo modo per rallentare i ritmi frenetici è apprendere la meravigliosa arte del Tai Ji (o Tai Chi), la meditazione in movimento praticata attualmente da milioni di persone in tutto il mondo. Questa pratica può essere ben appresa solo con pazienza ed umiltà.
Cosa può esserci di meglio per rilassare il nostro corpo e la nostra mente di questa magnifica danza al rallentatore che è il Tai Ji? Nella pratica del Tai Ji è saggio evitare la fretta e godere del momento presente. I veri risultati arrivano quando i tempi sono maturi. Apprendendo la danza maestosa del Tao ci immergiamo nel flusso della vita con coraggio e consapevolezza. Impariamo a riconoscere quando è il momento di agire e fare dei passi in avanti e quando è il momento di indietreggiare per riflettere su ciò che è accaduto. Le azioni consapevoli non nascono dalla testa ma dal centro del nostro essere, dal luogo che i cinesi chiamano Dan Tien, il campo dell’energia. Il Dan Tien è situato in profondità nel nostro addome e corrisponde al nostro centro di gravità. E’ il luogo in cui immagazziniamo le nostre energie. Una volta che conosciamo il nostro Dan Tien migliora il nostro senso dell’equilibrio e ci apriamo a nuovi orizzonti espandendo i nostri sensi e vedendo il mondo che ci circonda con le stesse sensazioni di stupore e meraviglia che provano gli occhi dei bambini.
Scegliendo di vivere nel presente ci accorgiamo di avere piĂą potere, di essere piĂą rilassati e soprattutto di vivere meglio.
Il Tai Ji non è mai una corsa per raggiungere un obiettivo nel futuro. Tai Ji è vivere il momento presente con consapevolezza. Se pensiamo ad una gara di corsa fra una tartaruga ed una lepre notiamo che la tartaruga arriva prima al traguardo proprio grazie al suo movimento lento, costante e metodico mentre la lepre più veloce è anche poco costante ed affaticata.
Quando come tartarughe anche noi esseri umani ci muoveremo tutti con calma e lentezza arriveremo finalmente al luogo dove avremmo sempre voluto essere: il nostro centro … e da qui, senza ombra di dubbio, vedremo tutto con estrema chiarezza e vivremo con consapevolezza !

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